Nel corridoio che porta ai tornelli c’è un rettangolo giallo dipinto sul pavimento, largo poco più di due metri. Dentro quel rettangolo un chitarrista sta suonando con un piccolo amplificatore a batteria appoggiato a terra. Fuori dal rettangolo, a mezzo metro, suonare è vietato.
Quel rettangolo è il punto di arrivo di una procedura che assomiglia poco all’immagine romantica del musicista che si ferma dove capita. Nelle reti metropolitane di diverse grandi città l’accesso passa da un bando, un’audizione, una graduatoria e la firma di un regolamento con obblighi precisi.
Chi ci lavora dice che è il posto più comodo e più severo insieme: riparo dalla pioggia, passaggio continuo, e allo stesso tempo controlli, orari fissi e la possibilità concreta di perdere l’accesso per un errore che in piazza non avrebbe nessuna conseguenza.
Le risposte in breve
- Chi decide: il gestore della rete, non il comune.
- Come si entra: bando, domanda, audizione dal vivo, graduatoria.
- Che cosa si ottiene: un tesserino nominativo e l’accesso alle postazioni assegnate.
- Che cosa si firma: un regolamento con orari, volume, durata e divieti.
- Come si guadagna: quasi sempre solo con l’offerta libera del pubblico.
- Come si perde tutto: volume oltre i limiti, postazione sbagliata, cessione del turno.
Perché suonare in metropolitana non è come suonare in piazza
La differenza sta nella proprietà dello spazio. Una piazza è suolo pubblico e la disciplina la stabilisce il comune con un proprio regolamento. Le stazioni e i corridoi di una rete metropolitana sono aree in concessione a un’azienda di trasporto, e chi gestisce l’infrastruttura decide chi può starci e a quali condizioni.
Da qui discende tutto il resto. Un’autorizzazione comunale per l’arte di strada, anche perfettamente valida, non apre le porte della metropolitana, perché parla di un altro spazio e di un’altra autorità. Chi si presenta con quel documento riceve una risposta cortese e un invito a uscire.
La seconda differenza è la sicurezza. In una stazione contano il flusso delle persone, le vie di esodo, la visibilità della segnaletica e l’udibilità degli annunci sonori. Non è una formalità: gli annunci di servizio devono restare comprensibili anche mentre qualcuno suona a dieci metri, ed è il vincolo che spiega quasi tutte le regole sul volume.
Chi decide chi può esibirsi nelle stazioni
L’interlocutore è l’azienda che gestisce la rete, spesso attraverso un ufficio dedicato alle iniziative culturali o alla comunicazione. In alcune città il programma è gestito insieme all’amministrazione comunale o affidato a un soggetto terzo, un’associazione o una fondazione, che cura selezione e calendari.
Il documento da cercare è il bando o l’avviso pubblico, che compare sul sito del gestore e resta aperto per un periodo limitato. È il punto in cui la maggior parte delle candidature si perde: chi non controlla il sito nel mese giusto scopre il programma quando le iscrizioni sono già chiuse e deve aspettare la finestra successiva.
Non tutte le reti hanno un programma di questo tipo. In alcune città l’esibizione nelle stazioni è semplicemente vietata, in altre è tollerata senza regole scritte, in altre ancora esiste un elenco chiuso che si rinnova di rado. La prima verifica da fare, quindi, non è come candidarsi ma se esiste una procedura.
Come si entra: domanda, audizione, graduatoria
La domanda si presenta con un modulo che chiede dati anagrafici, strumento, genere, formazione e spesso un breve materiale audio o video. È la parte semplice. Va compilata con attenzione perché i dati dichiarati vincolano poi la formazione ammessa: chi si iscrive da solista non può presentarsi in trio.
Segue l’audizione, che nella maggior parte dei programmi è dal vivo e si svolge in una sede indicata, a volte in una stazione fuori orario di punta. Dura pochi minuti e prevede l’esecuzione di due o tre brani, con l’attrezzatura che si intende usare davvero. Presentarsi con un impianto diverso da quello dichiarato è il primo motivo di esclusione.
Dall’audizione esce una graduatoria o un elenco di ammessi, con una validità che in genere copre una stagione o un anno. L’ammissione non è definitiva: quasi tutti i regolamenti prevedono che l’elenco venga rivisto e che chi accumula richiami esca. Chi arriva da anni di lavoro con le arti di strada ritrova qui una selezione che in piazza non esiste.
Tra la domanda e l’esito passano in genere alcune settimane, e in quel periodo conviene non fare programmi rigidi. Le convocazioni per l’audizione arrivano con preavviso breve, spesso pochi giorni, e chi non si presenta viene escluso senza possibilità di recupero. È una rigidità voluta, che serve a chiudere la selezione in tempi certi.
Che cosa guardano in audizione
La qualità musicale conta, ma non è il criterio dominante. Chi seleziona valuta soprattutto tre cose: se il repertorio regge in un ambiente rumoroso, se il volume necessario resta contenuto, se la persona è in grado di gestire un pubblico che passa e non si ferma.
Il primo punto elimina più candidati di quanto si creda. Un materiale delicato, costruito su dinamiche sottili, in un corridoio con il rumore di fondo dei treni si perde completamente. Funziona meglio un repertorio con linee melodiche riconoscibili e una struttura ritmica chiara, che si legga anche in venti secondi di ascolto distratto.
Il secondo punto riguarda l’attrezzatura. Un amplificatore a batteria di piccola potenza, una cassa compatta, un microfono con una buona reiezione: sono scelte che in audizione pesano quanto un assolo. Il terzo punto è comportamentale e si valuta a occhio: puntualità, ordine dell’ingombro a terra, capacità di smontare in fretta.
C’è infine un elemento che pesa più di quanto i candidati immaginino: la disponibilità dichiarata. Chi indica poche fasce e molti vincoli risulta difficile da inserire in un calendario di rotazione, e nelle graduatorie a parità di valutazione passa avanti chi può coprire anche il pomeriggio infrasettimanale. Vale la pena rifletterci prima di compilare il modulo.
Come vengono assegnate le postazioni e i turni

Le postazioni non sono libere. Sono punti individuati dal gestore, segnalati a terra o da un cartello, scelti in modo da non intralciare il flusso e da restare lontani dagli altoparlanti di servizio e dalle biglietterie automatiche. Il numero è limitato e quasi sempre inferiore a quello degli ammessi.
La distribuzione avviene con un calendario di rotazione. In alcuni programmi si prenota una fascia oraria tramite una piattaforma, in altri le postazioni vengono assegnate a settimana o a mese, in altri ancora si procede per turni fissi comunicati in anticipo. La durata ordinaria della fascia è di due o tre ore.
La regola che genera più malintesi è quella sulla cessione del turno. Il tesserino è nominativo e il turno segue la persona, non la postazione: mandare un collega al proprio posto perché non si può andare è considerato un uso improprio dell’accesso ed è sanzionato in modo severo, spesso con l’esclusione diretta.
Che cosa si accetta firmando il regolamento
| Obbligo | Contenuto tipico | Conseguenza se non rispettato |
|---|---|---|
| Tesserino esposto | Visibile e leggibile per tutta la fascia | Richiamo verbale, poi formale |
| Postazione | Solo quella assegnata, senza spostamenti | Chiusura della fascia in corso |
| Volume | Entro il limite indicato, annunci sempre udibili | Richiamo e sospensione |
| Ingombro | Entro l’area segnata a terra | Obbligo di ridurre o di smontare |
| Vendita | Vietata o limitata al materiale proprio | Esclusione dall’elenco |
| Orario | Inizio e fine rigidi, senza proroghe | Perdita del turno successivo |
La riga sull’orario sorprende chi viene dalla strada. In una piazza si finisce quando il pubblico si dirada; in stazione la fascia termina all’ora scritta, anche a metà di un brano, perché subito dopo può esserci un altro turno. È l’aspetto che più assomiglia a un lavoro con un contratto.
Si può usare l’amplificazione?

Quasi sempre sì, ed è una delle poche differenze favorevoli rispetto alla strada. La logica è opposta a quella dei regolamenti urbani: nei corridoi il rumore di fondo è alto e senza amplificazione molti strumenti sarebbero inudibili a tre metri. Il vincolo non è il divieto, ma il limite.
I regolamenti indicano in genere una potenza massima dell’apparecchio, l’obbligo di alimentazione a batteria e il divieto di casse su piedistallo o rivolte verso i corridoi di transito. In alcuni casi viene indicato un valore di pressione sonora misurato a una distanza definita, e il personale può verificarlo con uno strumento.
La regola pratica che tiene lontani i problemi è una sola: l’annuncio di servizio deve restare comprensibile. Chi regola il proprio volume su quel criterio, invece che sul desiderio di farsi sentire dalla banchina opposta, non riceve richiami. Vale anche il contrario: appena parte un annuncio, si abbassa o ci si ferma.
Quanto si guadagna in una fascia di due ore
Nella grande maggioranza dei programmi non è previsto un compenso dal gestore. L’accesso è gratuito e l’unico introito è l’offerta libera del pubblico, raccolta nella custodia o attraverso un sistema di pagamento elettronico dove il regolamento lo consente. Alcuni programmi ammettono esplicitamente il pagamento con carta, altri lo vietano.
Esistono eccezioni. In alcune iniziative promosse insieme a enti culturali sono previsti cachet per esibizioni programmate, di solito legate a un calendario di eventi e non alla presenza ordinaria nelle postazioni. Sono occasioni limitate e comunicate a parte, non la regola del programma.
Sul rendimento reale nessuno pubblica dati affidabili, e le cifre che circolano nei racconti personali variano moltissimo. Contano l’ora, la stazione, il giorno della settimana e il repertorio. L’unica indicazione solida è che le fasce di massimo passaggio non coincidono con le fasce di massima resa: chi corre per prendere il treno non si ferma, e la scelta del repertorio giusto pesa quanto la posizione.
Orari, stazioni e giorni: dove il turno rende
Le fasce di punta della mattina sono le peggiori quasi ovunque. Il flusso è massimo ma la direzione è unica e la fretta è totale: le persone camminano verso un treno che parte a un orario preciso e non hanno margine per fermarsi. Si suona davanti a molte persone e si raccoglie pochissimo.
Le fasce migliori sono quelle di transito lento: il tardo pomeriggio, la fine della giornata lavorativa, il sabato pomeriggio nelle stazioni vicine alle zone commerciali. Cambia anche la composizione del passaggio, con più persone che non hanno un orario da rispettare e che possono fermarsi senza calcolare i minuti.
Conta poi la geometria del punto. Un corridoio lungo permette a chi arriva di sentire da lontano e di decidere se rallentare; uno snodo con quattro direzioni disperde. Le postazioni vicine a una scala mobile funzionano peggio di quanto sembri, perché il rumore meccanico occupa la stessa banda di frequenze della voce.
L’ultima variabile è la stagione. Nei mesi freddi e nelle giornate di pioggia la stazione diventa un rifugio e il passaggio aumenta, mentre in estate cala nelle ore centrali. Chi lavora stabilmente in metropolitana costruisce il proprio calendario su questo andamento e concentra le richieste di turno nelle settimane giuste.
Che cosa fa perdere l’accesso
Il motivo più frequente è il volume. Non serve un episodio grave: bastano due o tre segnalazioni del personale di stazione in poche settimane perché scatti una sospensione. È anche il motivo più facile da evitare, perché dipende da una manopola e non da una valutazione soggettiva.
Il secondo motivo è lo spostamento dalla postazione. Cercare un punto con più passaggio o con un’acustica migliore sembra innocuo e invece è la violazione più visibile: la postazione è segnata a terra e chiunque può vedere che non ci sei dentro. Chi ha bisogno di un punto diverso lo chiede in fase di assegnazione.
Il terzo motivo è la vendita non consentita. L’offerta libera è ammessa quasi ovunque; esporre un prezzo, vendere dischi o oggetti è un’attività commerciale in area in concessione e richiede tutt’altro titolo. Anche in questo caso il confine è il prezzo scritto, come accade a chi lavora nei luoghi aperti della città.
C’è poi una categoria di violazioni che nessuno mette in conto: quelle legate all’ingombro. Un cavo che attraversa il corridoio, una custodia appoggiata fuori dal rettangolo, un leggio che sporge. Sono dettagli minuscoli, ma in un’area di transito diventano un rischio per chi passa, e il personale interviene senza margini di trattativa.
Le sanzioni non sono economiche quasi mai. Funzionano per gradi: richiamo verbale, richiamo scritto, sospensione, esclusione dall’elenco. La progressione è annotata e resta agli atti anche nella stagione successiva, quindi chi rientra dopo una sospensione parte con un margine di tolleranza ridotto rispetto a chi si iscrive per la prima volta.
Domande frequenti
Serve una partita IVA per suonare in metropolitana?
Per l’accesso al programma in sé, di norma no: il tesserino non è un titolo commerciale e l’offerta libera non è un corrispettivo. La posizione fiscale diventa rilevante quando l’attività musicale è continuativa e produce redditi, e in quel caso la valutazione va fatta con un professionista, indipendentemente dal luogo in cui si suona.
Un gruppo può iscriversi come tale?
Dipende dal regolamento, ma quasi tutti i programmi ammettono formazioni fino a due o tre elementi, dichiarate in fase di domanda. Il limite non è artistico: riguarda l’ingombro dell’area segnata a terra e il volume complessivo. Aggiungere una persona dopo l’ammissione richiede una comunicazione formale e non è automatico.
Le postazioni migliori sono sempre occupate dagli stessi?
Nei programmi con rotazione gestita, no: il calendario distribuisce le fasce e impedisce che una postazione resti nelle mani di una sola persona. Dove invece vige la prenotazione libera su piattaforma, chi è più rapido a prenotare ottiene sistematicamente le fasce migliori, ed è la critica più diffusa a questo modello.
Che cosa succede se piove e la stazione è affollata?
È la condizione migliore per chi suona e la peggiore per il gestore. In caso di sovraffollamento il personale può chiedere di interrompere e liberare l’area, anche a fascia iniziata, per ragioni di transito. La richiesta va eseguita subito: discuterla è, nella maggior parte dei regolamenti, un’infrazione autonoma.
Il tesserino di una città vale in un’altra rete?
No. Ogni gestore ammette solo chi ha superato la propria selezione, e non esistono riconoscimenti reciproci. Chi si sposta spesso deve candidarsi a ciascun programma separatamente, tenendo conto che le finestre di iscrizione raramente coincidono e che alcune si aprono una volta all’anno.
