Le radici: il blues e la nascita del jazz
Il jazz è la più grande rivoluzione musicale del ventesimo secolo. Nato nei quartieri afroamericani di New Orleans tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il jazz ha trasformato non solo la musica, ma l’intera cultura mondiale. Le sue radici affondano in tre tradizioni: il blues del Delta del Mississippi, i canti spirituali delle chiese afroamericane, e la musica da parata delle brass band di New Orleans.
New Orleans era una città unica nell’America di fine Ottocento: un crogiolo di culture dove africani, creoli, francesi, spagnoli e americani convivevano e mescolavano le loro tradizioni musicali. Nei quartieri come Storyville, i musicisti suonavano nei saloon, nelle case da gioco e nei funerali, sviluppando uno stile che combinava l’improvvisazione africana con l’armonia europea e il ritmo dei tamburi caraibici.
L’era dello swing: il jazz conquista l’America
Negli anni ’20 e ’30, il jazz esplose oltre i confini di New Orleans. Louis Armstrong, con la sua tromba rivoluzionaria e la sua voce inconfondibile, portò il jazz da musica regionale a fenomeno nazionale. La sua capacità di improvvisare melodie complesse e commoventi stabilì lo standard per tutti i jazzisti futuri. “What a Wonderful World”, registrata nel 1967, rimane uno dei brani più amati di tutti i tempi.
L’era dello swing (anni ’30-’40) rese il jazz la musica popolare per eccellenza. Le big band di Duke Ellington, Count Basie, Benny Goodman e Glenn Miller riempivano le sale da ballo di tutta l’America. La musica swing era sofisticata ma accessibile, intellettuale ma ballabile. Fu la colonna sonora di un’intera generazione, accompagnando l’America attraverso la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale.
Il bebop: la rivoluzione intellettuale
Alla fine degli anni ’40, una nuova generazione di musicisti ribelli trasformò il jazz da musica da ballo a forma d’arte elevata. Charlie Parker (sassofono) e Dizzy Gillespie (tromba) crearono il bebop: un jazz velocissimo, complesso e intellettuale, pensato per essere ascoltato con attenzione, non ballato. Le armonie erano audaci, i tempi vertiginosi, le improvvisazioni labirintiche.
Il bebop segnò un momento fondamentale: per la prima volta, i musicisti jazz si consideravano apertamente artisti, non intrattenitori. Thelonious Monk, con le sue composizioni angolari e le sue armonie dissonanti, e Bud Powell, con il suo pianoforte virtuosistico, espansero ulteriormente i confini del jazz.
Miles Davis e la continua reinvenzione
Se c’è un musicista che incarna l’evoluzione del jazz, è Miles Davis. Nei suoi quattro decenni di carriera, Miles reinventò il jazz almeno cinque volte: dal cool jazz degli anni ’50 (“Kind of Blue”, l’album jazz più venduto di sempre), al jazz modale, al post-bop con il suo secondo grande quintetto, al jazz-rock con “Bitches Brew” nel 1970, fino alle sperimentazioni elettroniche degli anni ’80.
“Kind of Blue” (1959) merita una menzione speciale: con oltre 30 milioni di copie vendute, è uno dei dischi più influenti della storia della musica. La sua bellezza risiede nella semplicità: Davis e i suoi musicisti (tra cui John Coltrane e Bill Evans) improvvisano su scale modali anziché su progressioni di accordi complesse, creando un’atmosfera di serenità e contemplazione che ancora oggi incanta gli ascoltatori.
Il jazz in Italia
L’Italia ha una tradizione jazzistica ricca e vitale. Dalla Riviera Jazz Festival di Genova al Jazz Festival di Umbria, dai club di Roma e Milano alle rassegne estive in tutta la penisola, il jazz vive e prospera nel Bel Paese. Musicisti italiani come Enrico Rava (tromba), Stefano Bollani (pianoforte), Paolo Fresu (tromba) e Danilo Rea (pianoforte) sono riconosciuti a livello mondiale per la loro creatività e il loro lirismo.
Il jazz italiano ha una caratteristica unica: la capacità di fondere l’improvvisazione jazzistica con la melodia della tradizione canzonettistica italiana, creando un ibrido affascinante e originale. Ascoltare Stefano Bollani reinterpretare Volare in chiave jazz è un’esperienza che rivela le connessioni profonde tra la musica italiana e il jazz.
Il jazz oggi: tradizione e innovazione
Il jazz nel ventunesimo secolo è più vivo e diversificato che mai. Artisti come Kamasi Washington, Robert Glasper, Esperanza Spalding e Snarky Puppy hanno portato il jazz a un nuovo pubblico, fondendolo con hip hop, R&B, elettronica e musica del mondo. Il jazz non è un fossile: è un organismo vivente che continua a evolversi, assorbire e trasformare.
Per avvicinarsi al jazz, consigliamo di partire dai capolavori imprescindibili: “Kind of Blue” di Miles Davis, “A Love Supreme” di John Coltrane, “Time Out” di Dave Brubeck, “Mingus Ah Um” di Charles Mingus, e “The Köln Concert” di Keith Jarrett. Da questi pilastri, il viaggio nel jazz si ramifica in infinite direzioni, ciascuna più affascinante dell’altra. Buon ascolto e buon viaggio.
