keith ellwood from London, England / BY 2.0
La batteria dell’accordatore digitale si scarica sempre nel momento peggiore, cinque minuti prima di salire su un piccolo palco improvvisato, senza una presa vicina e senza un negozio aperto nei paraggi. Chi suona la chitarra da anni sa che esiste un modo per accordare comunque, senza elettronica, usando solo l’orecchio e gli armonici dello strumento.
Non è una tecnica riservata ai professionisti: con un po’ di pratica, chiunque suoni regolarmente può imparare ad accordare a orecchio con un margine di precisione più che sufficiente per una serata dal vivo, un bis inatteso o una session in un posto senza corrente elettrica.
Vale la pena capire il principio di base, i punti di riferimento esatti sulla tastiera e gli errori più comuni che allontanano dall’accordatura corretta proprio mentre si pensa di averla trovata.
Il metodo in breve
- Il principio: due armonici della stessa altezza, suonati insieme, devono coincidere senza battimenti.
- Il punto di partenza: una corda di riferimento accordata con certezza, anche solo a orecchio dalla memoria.
- Gli armonici chiave: quinto e settimo tasto delle corde adiacenti.
- Il segnale d’errore: un battimento, un tremolio nel suono, quando le due note non coincidono.
- Il tempo necessario: qualche minuto in più rispetto a un accordatore elettronico.
- Il vantaggio duraturo: un orecchio più allenato anche nelle altre situazioni musicali.
Accordare a orecchio con gli armonici: il principio di base

Un armonico è un suono cristallino, diverso dalla nota normale, che si ottiene toccando leggermente la corda sopra un tasto preciso, senza premerla fino al legno, e pizzicandola subito dopo. Il tocco leggero fa vibrare solo una parte della corda, producendo un suono più puro e privo delle imperfezioni della nota piena.
Il principio dell’accordatura a orecchio con gli armonici sfrutta il fatto che, su una chitarra accordata correttamente, alcuni armonici su corde diverse producono la stessa identica altezza. Quando due suoni della stessa altezza vengono prodotti insieme e non coincidono perfettamente, si sente un battimento, un leggero tremolio nell’aria che sparisce solo quando le due corde sono perfettamente allineate.
Questo battimento è il vero strumento di misura in questa tecnica: più le due corde sono vicine all’accordatura corretta, più il battimento rallenta, fino a sparire del tutto quando la coincidenza è perfetta. Allenare l’orecchio a percepire questo rallentamento è la competenza centrale di tutto il metodo.
Da dove partire quando non si ha nessun riferimento
Il metodo degli armonici accorda le corde tra loro in modo relativo, ma richiede comunque un punto di partenza stabile: se nessuna corda è vicina all’accordatura corretta, il rischio è di ottenere uno strumento coerente al proprio interno ma intonato troppo in alto o troppo in basso rispetto allo standard.
Chi suona regolarmente sviluppa nel tempo una memoria sufficientemente affidabile dell’altezza della corda di mi cantino o della corda di la, spesso rinforzata dall’abitudine di canticchiarla prima di accordare. In mancanza di qualunque riferimento, anche un diapason meccanico, molto più raro da trovare scarico rispetto a un accordatore elettronico, resta un’alternativa pratica da tenere nell’astuccio.
In assenza totale di riferimenti esterni, si può comunque accordare la chitarra in modo internamente coerente, sufficiente per suonare da soli o con altri strumenti altrettanto privi di riferimento, anche se il risultato non coinciderà necessariamente con lo standard usato da un pianoforte o da un’altra band.
I punti esatti da usare sulla tastiera
| Corda di riferimento | Tasto armonico | Corda da accordare | Tasto armonico |
|---|---|---|---|
| Mi basso (6ª corda) | V tasto | La (5ª corda) | VII tasto |
| La (5ª corda) | V tasto | Re (4ª corda) | VII tasto |
| Re (4ª corda) | V tasto | Sol (3ª corda) | VII tasto |
| Mi basso (6ª corda) | VII tasto | Si (2ª corda) | XII tasto |
La coppia più usata è quella tra il quinto tasto di una corda e il settimo tasto della corda adiacente più acuta: gli armonici prodotti in questi due punti, su una chitarra accordata correttamente, coincidono nella stessa altezza. È il riferimento più semplice da memorizzare e il primo che vale la pena esercitare fino a renderlo automatico.
La coppia tra la corda di si e la corda di mi cantino fa eccezione al pattern regolare, perché l’intervallo tra queste due corde è una terza maggiore e non una quarta come nelle altre coppie: qui serve confrontare il settimo tasto armonico del mi basso con il dodicesimo tasto armonico della corda di si, un dettaglio che chi impara questo metodo dimentica spesso nelle prime settimane di pratica.
Come si esegue il confronto tra i due suoni

Si suonano i due armonici quasi in contemporanea, lasciandoli vibrare insieme per qualche secondo, e si ascolta con attenzione se emerge un battimento. Se il battimento è veloce, la distanza dall’accordatura corretta è ancora ampia; se rallenta progressivamente man mano che si gira la meccanica, ci si sta avvicinando alla soluzione corretta.
La meccanica va girata con movimenti piccoli e ripetuti, verificando il risultato dopo ogni piccolo aggiustamento, piuttosto che con un unico movimento ampio che rischia di superare il punto giusto e costringere a tornare indietro più volte.
Un ambiente silenzioso aiuta molto in questa fase, perché il battimento è un fenomeno sottile che il rumore di fondo di un locale affollato può facilmente coprire. Chi lavora spesso in contesti rumorosi impara a trovare un angolo tranquillo prima di procedere con questo tipo di accordatura.
Un dettaglio spesso trascurato riguarda la posizione della cassa armonica rispetto all’orecchio durante l’ascolto: avvicinare leggermente lo strumento e inclinare la testa verso il punto in cui vibra la corda migliora la percezione del battimento più di quanto sembri, un accorgimento semplice che molti scoprono solo dopo settimane di pratica.
Gli errori tipici di chi comincia
Il primo errore comune è pizzicare l’armonico troppo forte o troppo vicino al ponte, ottenendo un suono confuso in cui il battimento diventa difficile da percepire. Un tocco leggero, esattamente sopra il tasto indicato, produce l’armonico più pulito e più facile da confrontare.
Il secondo errore è fermarsi al primo momento in cui il suono sembra abbastanza vicino, senza verificare che il battimento sia davvero sparito del tutto. Un orecchio poco allenato tende a percepire come “accordato” un intervallo che in realtà presenta ancora un battimento lento ma percepibile con più attenzione.
Il terzo errore riguarda l’ordine delle corde: accordare partendo da una corda già leggermente sbagliata propaga l’errore su tutte le corde successive, un problema che il metodo degli armonici non corregge da solo, perché lavora sempre in modo relativo rispetto al riferimento scelto all’inizio.
Un quarto errore, più sottile, riguarda la tensione applicata durante la regolazione delle meccaniche: girare troppo velocemente rischia di superare il punto corretto e costringe a tornare indietro più volte, un movimento a scatti che rende più difficile percepire con chiarezza il momento esatto in cui il battimento scompare del tutto.
Perché questa competenza serve anche quando l’accordatore funziona
Allenare l’orecchio con gli armonici migliora la percezione generale dell’intonazione, un beneficio che si estende ben oltre il momento specifico dell’accordatura: chi pratica regolarmente questo metodo nota più facilmente quando uno strumento suonato insieme ad altri comincia a scordarsi durante un concerto lungo.
Questa sensibilità è utile anche fuori dal contesto della chitarra sola: musicisti che accompagnano cantanti o altri strumenti sviluppano, grazie a questo tipo di esercizio, una maggiore capacità di percepire piccoli scarti di intonazione nell’insieme, una competenza che chi lavora nella musica dal vivo considera parte del mestiere, non un dettaglio secondario.
Non è raro che chitarristi esperti preferiscano rifinire a orecchio anche dopo aver usato un accordatore elettronico, perché la precisione della macchina non sempre coincide con l’intonazione percepita in un contesto reale, dove il temperamento equabile degli strumenti moderni introduce piccole discrepanze che l’orecchio allenato sa compensare istintivamente.
Questa rifinitura finale, spesso di pochi centesimi di tono, fa la differenza soprattutto negli accordi aperti suonati a lungo, dove anche una discrepanza minima tra due corde diventa più evidente all’orecchio rispetto a un singolo passaggio veloce di note isolate.
Quando conviene comunque affidarsi a un altro riferimento
In un’orchestra o in un ensemble con strumenti a intonazione fissa, come un pianoforte, conviene sempre accordarsi rispetto a quel riferimento piuttosto che al metodo degli armonici da solo, per evitare discrepanze anche piccole ma udibili durante l’esecuzione insieme ad altri.
Anche in situazioni di registrazione, dove la precisione richiesta è più alta di quella di un concerto dal vivo, un accordatore elettronico resta lo strumento più affidabile, riservando il metodo a orecchio come soluzione di emergenza o come esercizio di allenamento, non come sostituto sistematico.
Per chi suona regolarmente in strada o in contesti senza accesso all’elettricità, come raccontano spesso le esperienze di chi lavora nella performance di strada, sapere accordare a orecchio resta comunque una competenza pratica difficile da sostituire del tutto.
Un esercizio settimanale per allenare l’orecchio
Dedicare cinque minuti al giorno, per due o tre settimane, solo all’ascolto dei battimenti tra coppie di armonici, anche su una chitarra già accordata elettronicamente, aiuta a costruire familiarità con il fenomeno prima di doverlo usare davvero in una situazione di emergenza.
Un esercizio utile consiste nello scordare leggermente una corda di proposito, di pochi centesimi di tono, e poi provare a correggerla usando solo il metodo degli armonici, verificando alla fine con l’accordatore elettronico quanto ci si sia avvicinati alla precisione corretta.
Con la pratica, il tempo necessario per accordare l’intera chitarra a orecchio si riduce sensibilmente, avvicinandosi ai tempi di un accordatore elettronico, con il vantaggio aggiuntivo di non dipendere mai da una batteria o da una presa di corrente.
Alcuni insegnanti propongono questo esercizio anche a chi studia da poco, non per sostituire l’accordatore nell’uso quotidiano, ma perché il lavoro di ascolto richiesto rafforza in generale la capacità di percepire piccole differenze di altezza, una competenza che torna utile anche quando si canta o si suona insieme ad altri strumenti in un piccolo ensemble.
Che cosa fare quando l’orecchio non basta ancora
Chi comincia a esercitarsi con questo metodo spesso si scoraggia nelle prime sessioni, perché il battimento tra due armonici può essere sottile e difficile da isolare, soprattutto in un ambiente non perfettamente silenzioso. È un passaggio normale, non un segnale di scarsa predisposizione musicale.
Un trucco utile per i primi tentativi è confrontare il risultato ottenuto a orecchio con quello di un accordatore elettronico, senza guardare il display mentre si accorda ma solo dopo aver finito, per verificare quanto ci si sia avvicinati. Questo confronto a posteriori costruisce fiducia nel proprio orecchio molto più velocemente che affidarsi solo alla sensazione soggettiva.
Alcuni chitarristi trovano utile registrare con il telefono i due armonici mentre vengono confrontati, per poi riascoltare la registrazione con calma e allenarsi a riconoscere il battimento fuori dal contesto live, magari con le cuffie, dove i dettagli sonori emergono con più chiarezza rispetto all’ascolto diretto in una stanza rumorosa. Questo esercizio di riascolto, ripetuto qualche volta a settimana, accelera in modo evidente la curva di apprendimento rispetto alla sola pratica dal vivo sul palco.
Con il tempo, la capacità di percepire il battimento migliora anche senza esercizio dedicato, semplicemente suonando con regolarità e prestando attenzione occasionale all’intonazione dello strumento durante le normali sessioni di studio o le prove con altri musicisti, fino a diventare quasi un riflesso automatico ogni volta che si imbraccia lo strumento.
Domande frequenti
Il metodo degli armonici funziona anche su altri strumenti a corda?
Il principio si applica a qualunque strumento a corde pizzicate con la stessa logica di intervalli, come il basso elettrico, con gli opportuni adattamenti ai punti esatti della tastiera specifica dello strumento.
Quanto tempo serve per imparare bene questa tecnica?
Con pratica regolare, qualche settimana è sufficiente per raggiungere una precisione utile in situazioni reali. La padronanza completa, paragonabile a un orecchio assoluto per l’intonazione, richiede mesi di esercizio costante.
Gli armonici funzionano anche su una chitarra elettrica collegata all’amplificatore?
Sì, anzi l’amplificazione aiuta a percepire meglio il battimento, soprattutto con un po’ di sustain, rendendo il metodo ancora più preciso rispetto a una chitarra acustica non amplificata in un ambiente rumoroso.
Che cosa succede se la corda di riferimento iniziale è sbagliata?
L’intera accordatura risulterà internamente coerente ma spostata rispetto allo standard corretto. Per questo è importante avere sempre un riferimento affidabile, anche solo mnemonico, prima di iniziare il metodo.
Vale la pena imparare questo metodo se si usa sempre un’app sul telefono?
Sì, perché il telefono può scaricarsi o restare senza connessione tanto quanto un accordatore dedicato. Conoscere il metodo a orecchio resta un’assicurazione pratica per ogni evenienza, oltre che un esercizio che migliora l’orecchio musicale in generale.
