Il danno arriva sempre nello stesso periodo. Fra la fine di novembre e febbraio i laboratori di liuteria si riempiono di strumenti con lo stesso problema: una fessura sulla tavola, una scollatura lungo il bordo, i bordi dei tasti che pungono la mano. Chi porta lo strumento quasi sempre dice che non è successo niente di particolare.
Ed è vero: non è successo niente. È stato acceso il riscaldamento. Scaldare aria fredda senza aggiungere acqua abbassa l’umidità relativa in modo drastico, e in una stanza riscaldata di gennaio si scende con facilità sotto il venti per cento, cioè a valori da deserto.
Il legno di uno strumento reagisce a questo perdendo acqua e restringendosi. Quando il restringimento è impedito da una struttura incollata, la tensione si scarica dove il materiale è più debole, e nasce la crepa. Prevenirla costa pochi euro e cinque minuti al giorno; ripararla costa da dieci a cento volte tanto.
I numeri da ricordare
- La fascia sicura: fra il quaranta e il sessanta per cento di umidità relativa.
- L’obiettivo ideale: intorno al cinquanta, con oscillazioni lente.
- La soglia di allarme: sotto il trentacinque per cento per più giorni di seguito.
- Il periodo critico: dall’accensione del riscaldamento fino a marzo.
- Lo strumento di misura: un igrometro digitale, il pezzo più economico dell’intera operazione.
- Il primo segnale: i bordi dei tasti che sporgono e pungono, sulle chitarre.
Che cosa fa l’aria secca al legno di uno strumento
Il legno scambia umidità con l’aria finché non raggiunge un equilibrio, e in questo scambio cambia dimensione. Il movimento non è uniforme: nella direzione delle fibre è quasi nullo, mentre in larghezza può essere considerevole. Una tavola armonica larga trenta centimetri, passando da un ambiente umido a uno secco, si accorcia in larghezza di qualche millimetro.
Se quella tavola fosse libera, si restringerebbe senza problemi. Ma è incollata su fasce e catene, cioè bloccata ai bordi e in più punti interni, e quindi non può accorciarsi. La tensione che si accumula deve andare da qualche parte, e va nel punto più debole: una linea di giunzione, un nodo, il bordo di un foro.
Il risultato è uno di questi tre esiti. Nel migliore dei casi cede una scollatura, cioè un giunto di colla si apre: è un danno lieve e riparabile con poca spesa. Nel caso intermedio la tavola si abbassa o si deforma, con conseguenze sull’altezza delle corde. Nel caso peggiore il legno si fende, e la riparazione richiede l’apertura dello strumento.
L’umidità degli strumenti in legno: i valori da tenere
L’umidità degli strumenti in legno va mantenuta in una fascia relativamente stretta, e le indicazioni concordi dei costruttori stanno fra il quaranta e il sessanta per cento di umidità relativa. La fascia più citata dai liutai è ancora più ristretta, fra il quarantacinque e il cinquantacinque, con il valore centrale come obiettivo.
Conta però più della cifra assoluta la velocità del cambiamento. Un passaggio lento dal sessanta al quaranta nell’arco di settimane viene assorbito senza danni, perché il legno ha tempo di adattarsi in modo uniforme. Lo stesso salto in due giorni crea un gradiente fra superficie ed interno del legno, e quel gradiente è ciò che produce le fessure.
Va tenuto presente anche il valore opposto. Sopra il sessantacinque per cento per periodi lunghi il legno si gonfia, le corde si alzano, le meccaniche si inceppano e nei casi peggiori compaiono muffe. In Italia il problema estivo esiste soprattutto nelle zone costiere e nelle case al piano terra, mentre il rischio invernale riguarda praticamente tutti.
I segnali che compaiono prima della crepa
Il legno avvisa, e chi conosce i segnali interviene giorni o settimane prima del danno. Il primo indizio, sulle chitarre e sugli strumenti con tastiera in legno, sono i bordi dei tasti che diventano percepibili al tatto: non si sono mossi i tasti, si è ritirata la tastiera sotto di loro.
Il secondo segnale è l’abbassamento dell’azione, cioè della distanza fra corde e tasti. Quando la tavola perde bombatura, le corde si avvicinano e compaiono ronzii che prima non c’erano, soprattutto sulle corde più gravi e nella zona centrale della tastiera. Molti attribuiscono il problema alle corde nuove o alla regolazione, e cambiano quello che non serve.
Il terzo segnale è visivo e riguarda i bordi. Una linea di colla che comincia a mostrare una fessura sottilissima, un filetto che si solleva, un angolo che non appoggia più: sono scollature iniziali, e vanno viste come un buon segnale, perché il giunto ha ceduto al posto del legno. In quel momento serve solo riportare l’umidità nella fascia corretta e far richiudere il giunto da chi ripara.
Chitarra: tastiera che sporge, tavola che si abbassa
La chitarra acustica è lo strumento più esposto, perché ha una superficie di legno sottile molto ampia e una struttura leggera. Con umidità bassa la tavola perde la bombatura e in alcuni casi si incava visibilmente attorno al ponte; le corde si abbassano e l’intonazione cambia leggermente.
Il controllo si fa in trenta secondi. Si passa il dito lungo il bordo della tastiera all’altezza del quinto tasto: se i tasti sporgono e si sentono, l’aria è troppo secca. Poi si guarda la tavola di taglio, con l’occhio all’altezza del ponte: la superficie deve essere leggermente convessa, mai piatta e mai concava.
Sulle chitarre classiche e su quelle con tavola massiccia il rischio è maggiore rispetto agli strumenti con tavola laminata, che sopportano molto meglio le variazioni. È una differenza da tenere presente per chi ha uno strumento di studio economico e uno buono: il secondo richiede attenzioni che il primo non chiede. Chi ha appena cominciato e sta scegliendo lo strumento trova utile capire questa distinzione fin dai primi acquisti.
Violino e archi: la tavola, l’anima, le fessure
Sugli strumenti ad arco l’aria secca produce due effetti che si presentano in ordine. Il primo è l’apertura delle scollature lungo il bordo fra tavola e fasce, spesso udibile come un ronzio o percepibile come una perdita di volume. È un evento previsto dalla costruzione: quei giunti sono incollati con colla animale proprio perché cedano prima del legno.
Il secondo effetto riguarda l’anima, il cilindro di legno che sta in piedi per attrito fra tavola e fondo. Quando la tavola si abbassa, l’anima risulta troppo lunga e la pressione aumenta; quando il legno si gonfia, l’anima può allentarsi e nei casi estremi cadere. In entrambe le situazioni il suono cambia in modo netto, e la regolazione va fatta da un liutaio.
Le crepe vere e proprie compaiono nei casi peggiori, spesso partendo dai fori armonici o dai bordi. Sono riparabili, ma la riparazione è impegnativa e incide sul valore dello strumento. Chi si avvicina a questi strumenti da adulto scopre presto che la manutenzione fa parte del percorso, come racconta chi affronta lo studio del violino in età adulta.
Pianoforte: la parte che si muove sta dentro

Il pianoforte sembra il più robusto e in realtà è il più costoso da sbagliare. La tavola armonica è un pannello di abete di grandi dimensioni, tenuto in curvatura da un sistema di catene, e reagisce all’aria secca perdendo bombatura. La conseguenza è una perdita di potenza e di ricchezza del suono, graduale e difficile da notare giorno per giorno.
Il secondo punto critico è il somiere, il blocco di legno in cui sono infilate le caviglie che tengono le corde. Se si ritira, la presa delle caviglie diminuisce e lo strumento comincia a scordarsi molto più in fretta. Un pianoforte che non tiene l’accordatura da un mese all’altro, in inverno, sta quasi sempre segnalando un problema di umidità e non un difetto dell’accordatore.
Il terzo effetto riguarda la meccanica, fatta di legno, feltro e panno. Con aria molto secca i feltri si compattano e il tocco diventa più duro e rumoroso; con aria umida i centri di rotazione si gonfiano e i tasti restano abbassati. In entrambi i casi il rimedio non è intervenire sulla meccanica ma sull’ambiente.
Strumento per strumento, che cosa controllare
| Strumento | Primo segnale | Che cosa controllare | Rimedio immediato |
|---|---|---|---|
| Chitarra acustica | Bordi dei tasti sporgenti | Bombatura della tavola, altezza corde | Umidificatore in custodia |
| Chitarra classica | Ronzii sui bassi | Tavola e attacco del ponte | Custodia chiusa e umidificatore |
| Violino, viola, violoncello | Ronzio o calo di volume | Bordi e giunzioni, posizione dell’anima | Custodia con umidificatore, poi liutaio |
| Pianoforte | Accordatura instabile | Igrometro vicino allo strumento | Umidificatore d’ambiente |
| Fiati in legno | Chiavi che non chiudono | Tamponi e fessure sul corpo | Custodia con controllo dell’umidità |
La riga del pianoforte è la più insidiosa, perché il primo segnale è facilmente attribuito ad altro. Un pianoforte accordato a ottobre che a dicembre risulta calante di parecchio non ha un difetto: sta seguendo il legno che si è ritirato.
L’igrometro costa poco ed è l’unico modo di saperlo

La percezione umana dell’umidità è inaffidabile. Una stanza al venticinque per cento e una al quarantacinque danno sensazioni simili a chi ci vive, mentre per uno strumento la differenza è enorme. Serve una misura, e un igrometro digitale da pochi euro è sufficiente.
Il posizionamento conta quanto lo strumento di misura. L’igrometro va tenuto vicino allo strumento e lontano da fonti di calore, finestre e correnti: una misura presa a due metri da un termosifone non descrive quello che accade dentro una custodia appoggiata lì accanto. Per gli strumenti in custodia esistono sensori piccoli da tenere dentro.
La lettura utile non è il valore istantaneo ma l’andamento. Guardare il dato una volta al giorno per una settimana dice molto più di un controllo occasionale, e permette di capire in quali ore la stanza scende di più. Nella maggior parte delle case il minimo si registra nel tardo pomeriggio, con riscaldamento acceso da qualche ora e finestre chiuse.
I rimedi che funzionano, dal più economico
Il primo rimedio non costa nulla: tenere lo strumento in custodia quando non si suona. Una custodia rigida chiusa rallenta di molto lo scambio con l’aria della stanza e mantiene un microclima più stabile. È la ragione per cui lo strumento appeso al muro, che sembra la soluzione più comoda, è la più rischiosa in inverno.
Il secondo rimedio è l’umidificatore da custodia, un piccolo contenitore con materiale assorbente da inumidire, oppure una bustina a rilascio controllato che mantiene un valore fisso. Costa quanto un set di corde e risolve il problema per la maggior parte degli strumenti trasportabili. Va ricaricato con la frequenza indicata e controllato, perché un umidificatore secco è un oggetto inutile.
Il terzo rimedio è l’umidificatore d’ambiente, indispensabile per il pianoforte e utile per chi tiene più strumenti nella stessa stanza. Serve una macchina proporzionata al volume del locale, e va tenuta lontana dallo strumento per evitare che il getto colpisca direttamente il legno. Chi usa la stessa stanza anche per registrare deve considerare il rumore dell’apparecchio, un aspetto che chi allestisce uno spazio di registrazione domestico conosce bene.
Un’ultima misura, gratuita, riguarda la collocazione. Nessuno strumento dovrebbe stare vicino a un termosifone, sotto una finestra, contro una parete esterna o in prossimità di una stufa. Spostare la custodia di due metri, verso una parete interna, cambia le condizioni più di molti accorgimenti costosi.
Il caso da evitare: dal freddo dell’auto al termosifone
Lo scenario che produce più danni in assoluto è il rientro da una serata. Strumento in auto a temperatura bassa per un’ora, poi ingresso in casa riscaldata, custodia aperta subito. La differenza di temperatura provoca condensa sulle superfici fredde e uno shock che il legno e le vernici non gradiscono.
La regola è lasciare la custodia chiusa per almeno mezz’ora dopo il rientro, meglio un’ora per gli strumenti ad arco. La custodia funziona come una camera di transizione e permette un cambiamento graduale. Va evitata anche l’operazione opposta: portare fuori uno strumento appena suonato in una stanza calda, senza lasciarlo assestare.
Attenzione anche ai luoghi di prova. Sale prove e teatri hanno spesso riscaldamenti accesi a intermittenza, con sbalzi molto marcati fra il pomeriggio e la sera. In quelle situazioni tenere lo strumento in custodia fino al momento di suonare è una precauzione che vale davvero, e non un eccesso di prudenza.
Che cosa fare se la crepa c’è già
La prima cosa da non fare è incollare. Le colle di uso comune non sono reversibili e rendono la riparazione professionale molto più complicata e costosa. La seconda cosa da non fare è continuare a suonare come se niente fosse, perché la tensione delle corde tende ad allargare la fessura.
La procedura corretta prevede di allentare leggermente le corde, riportare lo strumento in un ambiente con umidità corretta e lasciarlo lì per qualche giorno. Spesso la fessura si richiude parzialmente da sola, e questo facilita la riparazione. Poi si porta lo strumento da chi ripara, descrivendo che cosa è successo e in quali condizioni era tenuto.
Sulle scollature, la riparazione è in genere semplice ed economica, ed è il motivo per cui gli strumenti ad arco sono costruiti in modo che cedano quelle prima del legno. Sulle fessure della tavola il lavoro è più impegnativo, e il costo varia molto secondo posizione ed estensione. In entrambi i casi, intervenire presto costa una frazione di quello che costa aspettare la primavera.
Domande frequenti
Basta mettere una bacinella d’acqua vicino al termosifone?
Aiuta poco e in modo non controllabile. L’evaporazione da una superficie piccola è insufficiente per una stanza di dimensioni normali, e il valore che si ottiene non è misurabile né stabile. Per uno strumento singolo l’umidificatore da custodia è molto più efficace e costa meno; per una stanza serve un apparecchio vero.
Gli strumenti con tavola laminata hanno lo stesso problema?
Molto meno, ed è il loro principale vantaggio pratico. Il compensato è stabile perché gli strati incrociati bloccano il movimento, quindi uno strumento di studio laminato sopporta condizioni che danneggerebbero un massiccio. Resta comunque sensibile agli sbalzi di temperatura e alla condensa, quindi le regole sul rientro dal freddo valgono ugualmente.
Quanto tempo serve perché il danno si produca?
Le scollature possono comparire dopo pochi giorni di aria molto secca, le crepe di solito richiedono settimane di esposizione continua. Il fattore che accelera tutto è la rapidità del cambiamento: un salto brusco è molto più pericoloso di un valore basso raggiunto lentamente. È il motivo per cui i primi giorni di riscaldamento acceso sono i più critici dell’anno.
Devo umidificare anche in estate?
Quasi mai. In estate il problema è opposto e riguarda l’umidità eccessiva, soprattutto vicino al mare o in locali interrati. Un condizionatore acceso, però, deumidifica in modo significativo, e una stanza climatizzata per molte ore può scendere a valori invernali. Anche in quel caso l’igrometro dà la risposta.
Un umidificatore in custodia può bagnare lo strumento?
Solo se usato male. Il materiale assorbente va strizzato bene prima di essere richiuso nel contenitore, e il dispositivo non deve mai toccare direttamente il legno o le corde. Le bustine a rilascio controllato eliminano del tutto questo rischio e mantengono un valore fisso, al prezzo di una durata limitata nel tempo.
